30/09/07
29/09/07
Capolavori
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in pillole: due forchette un paio di panini charlie chaplin e la magia del cinema
27/09/07
Una tomba per le lucciole
Giappone 1988 Di: Isao Takahata Durata: 95 minuti circa
Come Van Helsing a Dracula, Takahata infila un paletto nel cuore dello spettatore.
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in pillole: film straziante
25/09/07
Funeral party
Un film di: Frank Oz Durata: 85 minuti circa
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in pillole: piccoli capolavori
24/09/07
Strumenti per la didattica
Parlando proprio ieri col conte di traumi cinefili scolastici mi sono tornati in mente parecchi se vogliamo "intoppi" che sin dalla tenera età contribuirono a tenermi alla larga dal Cinema."Cazzo, guarda, ma quello non è Terence Hill?"
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in pillole: traumi scolastici
23/09/07
Il rullo compressore e il violino
Regia: Andrej Tarkovskij Durata: 45 minuti circa
[sette e mezzo]
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in pillole: chicche
21/09/07
Severance - tagli al personale
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in pillole: gran bretagna, severance
20/09/07
Hiroshima mon amour
VISIONI (BIN)OCULARI
Le immagini ci schizzano addosso ma possono solo essere captate, non vissute. "Tu non hai visto nulla". Noi non possiamo capire a fondo cosa sia quel male perchè non ne abbiamo una reale coscienza. Divoriamo le immagini con lo sguardo, ma cosa ne sappiamo di Hiroshima?
Rimasto cieco, abbagliato dalla bellezza delle pennellate di Resnais, lo spettatore viene chiamato a vivere la vicenda, che ora si sposta sul piano amoroso.
Distanze terametriche diventano microscopiche. Dovranno tornare infinite.
Amore impulsivo, atomico, che esplode con una forza tanto strepitosa quanto breve.
Un'amore impossibile perchè non vi può essere abbandono della dimensione "reale" (la propria vita "normale"), perchè le distanze spaziali rendono impossibile al ragno l'unione delle due tele.
MEMORIA SEPOLTA DALL'OBLIO
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in pillole: capolavoro da strapparsi i capelli
16/09/07
Million Dollar Baby
Le gocce di sangue colano inesorabilmente, una ad una, e tracciano il percorso intrapreso da Eastwood. Parlare di Million Dollar Baby è impossibile senza dare il giusto spazio al dolore (dentro/fuori, ring/vita).
La vita è un ring in cui facciamo a pugni con noi stessi. Destro, sinistro, finisci a terra, parte il conteggio, quante volte riuscirai a rialzarti prima del K.O.?
E se il dolore offre la possibilità di risollevare finalmente il capo è il caso di soffrire col sorriso sulle labbra.
Il dolore è acqua e fuoco (elementi ora indistiunguibili) , acqua che arde la carne, fuoco che rinfresca l'anima.
La parabola Eastwoodiana sul dolore non ha qui vertici, cresce senza freno, accarezza il film fotogramma per fotogramma.
L'uomo è destinato ad eterno pianto, la sofferenza è il suo respiro.
Se il dolore può portare sugli altari della gloria è anche in grado di trascinare negli abissi ospedalieri.
SOGNI, RIVINCITE
Vita mediocre, sogno incantevole.
Il sogno nel cassetto inizia a stare scomodo.
Per quanto la si possa prendere a colpi d'ascia la speranza non crolla.
I sogni ululano (il pubblico urla), il grido è incessante, penetra l'orecchio e lo distrugge, giunge nel cervello e lo martella.
Perchè non rincorriamo i nostri più profondi desideri ma li lasciamo fuggire?
Sono loro a correre troppo veloci o le nostre gambe troppo stanche?
Perchè il sogno si tramuti in realtà è necessario crederci.
RINASCITA, "ROTTURE DEL CASO"
La vita di Maggie distrutta, ricostruita, ridistrutta.
A che vale vivere nel profondo dell'oceano quando anche per un solo istante si può salire sull'Olimpo?
Ribaltamenti.
La realizzazione del "dentro", definitiva, porta alla distruzione del "fuori".
Sorriso, pianto, lacrime agrodolci.
Il giocoliere lancia le sue palline in aria ma all'improvviso una cade al suolo.
Pugni allo stomaco.
ORTODOSSIE
Eastwood ci parla di soluzioni difficili, delle quali dobbiamo rispondere a noi stessi soltanto.
La guerra di secessione tra il dogma e l'antidogma vede il primo alzare bandiera bianca e ridere della vittoria del secondo.
Non sappiamo a priori se le nostre azioni possano essere acqua o benzina per il fuoco che ci arde dentro.
La teoria non serve a nulla (i dialoghi tra il Frankie e il prete sono illuminanti sotto questo punto di vista) davanti ad una decisione da prendersi col cuore.
"PADRE E FIGLIA" (no, non è un film di Sokurov)
Rapporti parentali a circuito chiuso, fili ad alta tensione oltre i confini di sangue ne riaprono altri.
Ritrovare in un'altra persona ciò che si era perso, guardarla negli occhi e costruire un legame di sangue.
Adozioni.

I film di Eastwood sono come un buon paio di jeans, non vanno fuori moda, resistono al tempo e all'usura (quante volte potreste guardare MDB nell'arco della vostra vita?).
Million Dollar Baby non è assolutamente furbo e "strappalacrime", ma la giusta continuazione del percorso intrapreso dall'autore (in particolare è la perfetta prosecuzione poetica dello splendido Mystic River).
Molto "orizzontale", anche nella descrizione della sofferenza, segue una poetica armoniosa e lineare, priva di contrasti.
Non è assolutamente un film sull'eutanasia.
Che dire di Eastwood, della Swank, di Freeman? Semplicemente perfetti.
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in pillole: capolavoro
14/09/07
I Simpson - Il film
Di David Silverman Durata: 87 minuti
P.S: spider-pig sarà uno dei tormentoni di questa stagione!
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in pillole: film d'animazione, simpson
13/09/07
Collusioni e collisioni
LE ORIGINI DELLE SPECIE: ANG LEE E I FRATELLI LUMIERE
Mi stavo chiedendo come un film così anti-moderno, "vecchio" (per capire bene cosa intendo vi rimando qui) avesse potuto ricevere il massimo premio da parte della giuria di Venezia.
Ragioni di marketing? No, suvvia, siamo in Italia!
Scartata dunque la prima ipotesi sono passato ad un metodo che profuma di Darwin per giungere nel brodo primordiale del cinema.
Anche il cinema, come il Dracula di Stoker rispetto all'uomo, ha subito un'involuzione?
In mio aiuto sono arrivati i mitici fratelli Lumière.
Certo, il film di Ang Lee è più evoluto stilisticamente (guardate qui, è una semplice prospettiva diagonale di un binario), ma questo è normale (sono passati cent'anni!) eppure come idea di cinema è addittura precedente.
Senza pensare alle invalicabili barriere temporali il taiwanese ha dunque addirittura anticipato i Lumière!
Ecco, questo voler tornare indietro quando invece l'arte si evolve, dura critica di Ang Lee nei confronti dell'evoluzionismo (strizzando, sia ben chiaro, l'occhio al botteghino) lo ha portato alla vittoria. Un film così piatto, perfino anacronistico, ammuffito è in realtà apologo di un ritorno al cinema "vergine".
Ma perchè i Lumière si sarebbero vergognati di Ang Lee?
Cosa manca, che loro avevano e che lui non ha più?
Semplicemente la passione, una grande passione (guardate qui, se non ci credete).
Avendo voglia di un film moderno mi sono spostato di qualche annetto rispetto all'opera dei fratelli, giungendo nel 1902.
"Il viaggio nella Luna" di Méliès, opera modernissima a dispetto degli anni che si porta in spalla, un corto che in quanto a inventiva è una spanna sopra all'opera di Lee (eppure siamo tornati indietro di cent'anni! Darwin si sarebbe strappato i capelli, questo è certo!)
A TRIP TO THE MOON
Questo viaggio fantastico, che si ispira fortemente a Jules Verne (ed anche al grande H.G.Wells), consta di 3o quadri.
Questo è cinema che punta all'occhio più che al cuore, a meravigliare lo spettatore.
Stupisce ancora, e molto, questa idea di cinema puro, incontaminato, che racconta.
La tecnica, l'inventiva, la fantasia, una messa in scena quasi burlesca.
Soprattuto un cinema che avvolge e trasporta, un vero e proprio trip.
L'obice conficcato nell'occhio del satellite è rimasto nell'immaginario collettivo ed è sicuramente una delle invenzioni visive più potenti del film.
Una favola innovativa, paradossale, chimerica che stuzzica in modo positivo il nervo ottico.
Assolutamente geniale.
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in pillole: collusioni tra ang lee e fratelli lumiere, viaggi sulla luna
12/09/07
Ci mancherai
comunicazione di servizio: utilizzerò il mio nick splinder anche qui (honeyboy ovvero dome) in attesa che edo torni (incitatelo!!)
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in pillole: la scomparsa del peyote
11/09/07
Dove sta il senso? Non v'è
OVVERO: il prossimo spot del ministero contro l'utilizzo di droghe
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in pillole: l'effetto dylan sull'essere umano
09/09/07
I'm not there
Un film di Todd Haynes con Christian Bale, Cate Blanchett, Marcus Carl Franklin, Richard Gere, Heath Ledger, Ben Whishaw, Charlotte Gainsbourg, David Cross, Bruce Greenwood, Julianne Moore
"She's got everything she needs, she's an artist, she don't look back.
She could take the dark out the nighttime and paint the daytime black."
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in pillole: capolavoro, io non sono qui
Leone d'oro, Venezia 64
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in pillole: leone d'oro 2007, lust caution
06/09/07
La Jetée

Terza guerra mondiale, Parigi è distrutta.
Hanich viene selezionato come viaggiatore attrarso il tempo per via della forza con cui ricorda un tragico evento capitatogli da piccino, ora deve cercare di dare un futuro al genere umano.
Cinema sperimentale.
Questo cortometraggio, o meglio foto-romanzo, è realizzato interamente con fotografie fisse (se si escludono lo zoom iniziale e la sequenza della donna che sorride) commentate da voce narrante. Questa tecnica, così particolare, è estremamente suggestiva e trasmette scenari apocalittici oltre a farci riflettere sul potere dell'immagine.
Una forma d'arte così singolare (e complessa) da fuoriuscire da quelli che sono i confini del cinema fino a giungere nei territori della poesia.
Un capolavoro forse irripetibile per la sua complessità e la sua unicità.
La percezione sensoriale dello scorrere dei minuti, un'immagine alla volta.
Non viaggiamo noi nel tempo sfogliando un album fotografico? Lo stesso fa qui Markel.
Un film fortemente metafisico, allucinante nello splendido finale, pieno di interrogativi.
"L'uomo che visse due volte".
Paradossale, visionario, infine spiazzante.
L'immagine di una donna, il delirio della e nella mente, l'encefalo viaggiante, la suggestione dei ricordi.
Apocalisse.
Se il presente è tragico e nel futuro c'è amara salvezza il passato sembra essere l'unica vera risorsa. Un passato affascinante ove poter coltivare l'amore.
Sicuramente da riscoprire, questo gioello di Markel.
Ha fortemente ispirato "l'esercito delle 12 scimmie" di Terry Gilliam.
Dome
se voleste vederlo:
prima parte
seconda parte
terza parte
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in pillole: cortometraggio delirante
05/09/07
Pickpocket
Francia 1959 Regia: Robert Bresson Durata: 75 minuti B\N
Michel, borsaiolo per passione, ancora inesperto, incontra un professionista dal quale apprende tutti i trucchi del mestiere. Credendo di far parte di una sorta di elite si mette al di sopra della legge. Egoista e freddo (se non arido) avrà però modo di aprire il suo cuore a Jeanne.
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in pillole: pickpocket
02/09/07
Soffio
Corea del Sud 2007 Regia: Kim Ki-Duk Durata: 84 minuti
Il trionfo del silenzio, cui le parole sono qui solo appendice, l'inabissamento nel lago di quotidianità stracolmo di vuoto. Emozioni che riemergono.
La comunicazione è repressa solo in apparenza, i suoni che riecheggiano nei vasti monti della sofferenza sono solo cornice, il non-verbo riempie il vuoto.
A che vale parlare quando la morte è fissata, inesorabile e solo di poco rinviabile?
Perchè il silenzio angoscia a tal punto? (Perchè in sala c'è chi deve parlarvi sopra costantemente? Perchè questa paura del non-detto? Perchè rompere la magia delle immagini?)
Non parliamo di impossibilità di esprimere concetti (mutismo), ma di consapevolezza che questi concetti vadano esternati in altro modo per risultare tanto profondi da spingersi ove le parole spesso non riescono a giungere: all'interno del cuore.
La sconfitta della quotidianità, arido deserto traboccante di cactus che graffiano l'anima lentamente ma altremodo inevitabilmente.
Vi è dunque la rinuncia ad una vita "normale" che non può più offrire emozioni (trovabili altrove attraverso la fuga dal tangibile e il rifugio nella "simulazione").
L'importanza dell'immagine (fotografia, graffito), specchio interiore e unico appiglio verso i sentimenti soffocati dal braccio della morte.
Il dolore stipato e dunque accumulato nel cuore esplode, un'eruzione vulcanica con magma che sfocia nel desiderio di morte.
Simulazioni.
Il susseguirsi (fittizio) delle stagioni, interrotto dal ritorno alla vita (apparentemente) normale (con conseguente lancio di palle di neve riconciliante), è un viaggio al di fuori delle sbarre che ci opprimono. La suggestione diventa dunque rievocazione di ferite mai rimarginate.
Le azioni non vanno giustificate a tutti i costi ma vissute. Una cultura così profondamente diversa dalla nostra non è comprensibile fino in fondo, l'importante è sapersi mettere in gioco, confrontarsi, immergersi in questo mondo e uscirne con le lacrime agli occhi.
Ciclico, ripetitivo ma mai noioso, soffio è sicuramente una delle esperienze più strazianti (da me) provate in sala quest'anno.
Difetti ne ha, ma lo spettro della maniera che si aggirava pericoloso è stato qui "soffiato" via.
Kim riprende sì elementi del passato: il silenzio (ferro 3), la ciclicità (primavera estate autunno inverno ... e ancora primavera), la quotidianità crudele (indirizzo sconosciuto), ma li illumina di nuova luce.
Il ciclo qui viene spezzato, il silenzio viene visto come risposta alle parole più che come loro sostituto (i silenzi non comunicano tra di loro, come in ferro 3).
Soprattutto si ha l'impressione che questa sia un'opera sincera, in grado di parlare direttamente allo spettatore come i migliori film dello stimato regista coreano.
Un vero e proprio fiume di emozioni in piena che scardina ogni possibilità di valutazione oggettiva; solo aprendo i canali del cuore si riesce ad apprezzare a dovere quest'ultimo grande film del regista.
Da vedere nella maniera più assoluta.
Dome
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in pillole: film drammatico, kim ki duk








