Morti e risorti 1/3
Il cinema: supporto magnetico che nulla dimentica. Le morte in un film non è mai un evento definitivo, le vittime (gli oggetti "fucilati" dall'obiettivo) restano sospese tra vita e morte come mummie aggrovigliate nella celluloide (1). Ogni volta che (ri)vediamo un film è come se profanassimo una tomba per riportare in vita un defunto (la visione ci è negata senza "ritorno del morto"). La macchina da presa contraccambia il peso di una condanna alla metamorfosi (quello che sul set è "in vita" si trasforma in un evento registrato) con il dono dell'immortalità (il mezzo registrante è un "testimone oculare" infallibile, il registrato è una testimonianza destinata a vivere in eterno). Il grande sforzo di rappresentazione (e conservazione) della vita giunge al suo punto cruciale nel momento in cui deve essere messa in scena la morte (che è proprio l'atto culminante della vita), è proprio qui che il cinema tira fuori tutta la sua capacità di "memorizzazione": pochi attimi devono divenire indimenticabili.
(continua...)



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